Intervista a Genitori Si Diventa – Autostima in età evolutiva

radiocusanocampus-logoL’autostima in età evolutiva: come rafforzare una buon giudizio di sé con l’aiuto dei genitori. Ne abbiamo parlato a #genitorisdivienta.

Potete ascoltare la puntata completa sulla pagina di Radio Cusano Campus cliccando su questo link

“Perché io valgo”

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Cosa vuol dire stimarsi davvero e……… come imparare a farlo?

Molto spesso l’autostima viene associata alla consapevolezza di un insieme di giudizi che il soggetto ha di sé. Intuitivamente capiamo che ha a che fare con la sicurezza in noi stessi. Ma è una definizione ancora insufficiente. La riconosciamo quando la possediamo ma ancora di più quando non l’abbiamo.

Come mai viene a mancare la sicurezza in noi stessi e nel nostro valore quando, ad esempio, nella  vita si verifica un insuccesso o un fallimento, oppure quando le cose semplicemente vanno diversamente da come ci saremmo aspettati?

Volendo quindi darne una definizione sintetica l’autostima è il risultato che scaturisce dal confronto tra i successi che l’individuo ottiene realmente e le aspettative in merito ad essi.

Va considerato che l’autostima di una persona non deriva soltanto da fattori interiori individuali, ma anche da un confronto che l’individuo fa, in maniera più o meno consapevole, con l’ambiente esterno soprattutto nella società odierna, in cui il successo delle persone viene misurato e paragonato in base a tappe e traguardi standard presuntamente validi per tutti gli individui di una certa età o genere sessuale.

Cosa vuol dire alta o bassa autostima?

Poiché l’autostima è un giudizio su di sé può essere più o meno positiva, alta o bassa. Nella formazione di questo giudizio bisogna considerare il sé reale (ciò che realmente siamo) e il sé ideale (ovvero come vorremo essere) e il divario che ne consegue.

Utilizzo una metafora-immagine che è quella dello specchio e del leone/gatto per indicare il concetto di alta autostima.

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Essere un gatto e “vedersi” leone indica che tendiamo a sopravvalutare la nostra immagine e a ritenerci “sopra la media”, perciò tenderemo a “strafare” e a sentirci “invulnerabili”.

Al contrario essere leone e “vedersi” gatto indica che abbiamo anche in questo caso una visione distorta di noi stessi ma anche negativa, perciò non ci valorizzeremo e probabilmente permetteremo anche agli altri di non darci la giusta importanza, il giusto valore e di trattarci male e, a volte, con arroganza.

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Un’alta autostima non è sempre segno di benessere e di buon adattamento se non è anche realistica, stabile e autentica. Se non è realistica vuol dire che le autovalutazioni positive si discostano troppo dalla realtà. Se non è autentica vuol dire che non ci crediamo davvero e che in realtà è una bassa autostima mascherata da meccanismi difensivi. In quanto alla stabilità occorre considerarla come una dimensione cruciale dell’autostima. Un’autostima molto mutevole è comunque un segno di eccessiva vulnerabilità alle circostanze della vita: generalizzo delle situazioni momentanee, ho forti oscillazioni di umore, cerco continue conferme, ho un bisogno insaziabile di mostrare il mio valore a me stesso e agli altri.

Ne consegue che per il nostro benessere occorre avere un’adeguata stima di sé, che comprende i propri punti di forza ma anche i propri limiti.

Quali sono i 6 cardini dell’autostima?

  1. VIVERE CON CONSAPEVOLEZZA. Attenersi ai fatti con la mente e con il corpo a quello che si fa. Essere curiosi e aperti a ciò che ci circonda.
  2. ACCETTARE SE STESSI. Darsi il permesso di avere coraggio dei propri pensieri, delle proprie azioni, delle proprie emozioni. Senza negarle né vergognarsene.
  3. ESSERE RESPONSABILE DI SÈ. Prendere coscienza del fatto che siamo i soli artefici delle nostre scelte e delle nostre azioni. Chiedersi “Cosa devo fare?” e non “Chi devo biasimare?”. Nessuno prenderà su di sé la responsabilità della nostra vita.
  4. AFFERMARE SÈ STESSI. Essere autentici quando incontriamo gli altri. Non tradire noi stessi per timore della disapprovazione altrui.
  5. IDENTIFICARE I NOSTRI OBIETTIVI. A breve, medio e lungo termine. E controllare periodicamente che le nostre azioni e i nostri comportamenti siano adeguati per raggiungerli.
  6. ESSERE INTEGRI. Mantenere armonia tra ciò che sappiamo, professiamo, facciamo. Essere coerenti con i valori che ammiriamo.

Come aiutare i nostri ragazzi a coltivare una solida autostima?

Prima di intervenire per migliorare l’autostima negli adulti sarebbe auspicabile assicurarsi un buono sviluppo in età evolutiva.

Da 10 a 13 anni: valorizzare le prime scelte autonome

Più che un bambino, non ancora un adolescente…sensibile e attento al giudizio dei compagni e all’integrazione nel gruppo, comincia a prendere le distanze dai genitori. Il codice di abbigliamento si afferma, i primi turbamenti amorosi cambiano lo sguardo verso sé stessi e la relazione con mamma e papà. È preoccupato di non deluderli ma anche desideroso di mostrarsi autonomo.

L’atteggiamento da favorire: lasciargli gestire il denaro per le piccole spese, informarlo sui cambiamenti legati alla pubertà e affidargli piccole faccende domestiche, significa manifestargli la sua importanza e fargli assumere delle responsabilità. Due pilastri della fiducia in sé stessi.

Come migliorarla?

Una strategia sicuramente efficace consiste nel lavorare sulle convinzioni che ognuno di noi ha, sui pregiudizi relativi alle proprie capacità che possono rivelarsi degli ostacoli alla propria realizzazione. Lo si può fare in diversi modi:

  • Intervento di counseling o terapia psicologica
  • Laboratori esperienziali di gruppo attraverso giochi psicologici

nei quali l’obiettivo è quello di far emergere le credenze semi-consapevoli o totalmente inconsapevoli sulla propria inadeguatezza e far emergere le proprie risorse. Il risultato è un miglioramento dell’autostima globale e fiducia in sé.

Va tenuto presente che vi sono delle autostime specifiche ovvero che riguardano particolari ambiti dell’espressione della valutazione di sé: fisico, intellettuale, sociale, lavorativo, scolastico. Perciò gli interventi possono essere mirati anche ad un ambito specifico come, ad esempio, l’immagine corporea e quindi imparare ad apprezzare il proprio corpo.

A partire da giugno terrò un ciclo di incontri per migliorare l’autostima, scoprire e valorizzare le proprie risorse e i propri limiti aperti sia ad adulti che a ragazzi.  Si tratterà di incontri esperienziali in cui mettersi in gioco e riflettere su di sé in maniera leggera e divertente in un contesto di gruppo, quindi di scambio e condivisione con altri partecipanti.

Laboratorio sull’autostima per adulti: “Perché io valgo”

Laboratorio sull’autostima per ragazzi (10-13): “Scopri il supereroe che è in te!”

Per informazioni consultate la pagina dei Contatti

Seminario Brain Awareness Week

Neuroscienze, emozioni e sessualità

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Proviamo a comprendere cosa accade in noi quando proviamo sentimenti di affetto, piacere e passione:

Scienza del quotidiano: la ricerca sulle emozioni

Dove si accendono le luci nel piacere sessuale?

L’ amore fa bene al nostro sistema immunitario?

Gli stili dell’amore: in quale ti riconosci?

Evento realizzato in occasione della Settimana Mondiale del Cervello

(in collaborazione con Hafrica.Net partner ufficiale della Brain Awareness Week)

Incontro

con la psicologa psicoterapeuta

Dott.ssa Tania Carlucci

Evento Gratuito

Mercoledì 15 marzo 2017

Ore 17:30

Via Dino Penazzato ,112 – Roma

Per prenotarti invia una mail a info@psicologataniacarlucci.com

 Visualizza e scarica il volantino del Seminario

IL REGALO DI NATALE

Il regalo di Natale

Ci siamo…strade illuminate, alberi di natale, ghirlande, panettoni negli scaffali dei supermercati. Uno scintillio di colori oro, rosso addobba le case, le strade, le città. Per ricordarci che è Natale e quindi è tempo di preoccuparsi per i regali e soprattutto fare regali. Comincia la corsa per terminare di fare acquisti in tempo. E allora lo shopping diventa un corsa all’ultimo acquisto.

In questo modo può diventare più che una cosa piacevole un obbligo detestabile.

Quale il suo valore sociale?

Fare doni riveste un valore sociale. Alla base del dono c’è lo scambio che il fondamento di alcune società.

Marcel Mauss, un antropologo francese, ha individuato una regola fondamentale nello scambio: un triplo obbligo che consiste nel donare, ricevere e rendere. Questa regola permette di stabilire e mantenere relazioni sociali, in tutte le società.

Il dono può essere anche uno strumento di potere, a volte, può essere impossibile rendere ciò che abbiamo ricevuto, ritrovandoci ad essere eternamente debitori, a meno che non rifiutiamo di accettarlo. Si può considerare il Natale come un rito collettivo. Non tutti lo vivono con spirito religioso eppure celebrando questa festa esprimiamo l’appartenenza e la comunione con le nostre famiglie ad esempio. D’altra parte l’isolamento e la solitudine in questo periodo sembrano insopportabili.

UN PIACERE

Ricevere un regalo gradito ci riempie di GIOIA. Questo anche perché a livello cerebrale il piacere di ricevere un dono corrisponde ad un maggiore rilascio di dopamina nel cervello rettiliano. Il piacere è legato anche all’attesa, cioè alle tensione che precede la “ricompensa”. Quindi si può affermare che il piacere provato quando si riceve un regalo è dovuto all’attivazione della via cerebrale deputata al piacere.

UN’EMOZIONE

La realtà è molto più complessa e infatti il piacere è spesso mescolato alla gioia, alla felicità. Sicuramente la felicità ha bisogno di piacere per esprimersi ma anche dell’idea che ne abbiamo e delle esperienze che l’hanno costruita, tra cui c’è sicuramente l’esperienza di ricevere un dono.

UN SIGNIFICATO RELAZIONALE

Il regalo su un piano relazionale può rappresentare un modo per individuare ed esprimere i bisogni dell’altro. Ricevere un regalo azzeccato o qualcosa che si desiderava può farci sentire accolti nei nostri bisogni e desideri dall’altro.

UN GIOCO PER NATALE (se non avete ricevuto un regalo azzeccato)

Formate un gruppo di min 5 e max 20 persone con un conduttore. Ogni partecipante dovrebbe pensare al regalo di Natale o al regalo per la prossima ricorrenza. Annota su un foglio anonimo quello che ha pensato. Si mettono in fogli in un’urna e poi a caso si ridistribuiscono tra i partecipanti. Ciascuno dopo aver letto attentamente il biglietto ricevuto potrà fare le sue personali considerazioni sul regalo facendo attenzione soprattutto al significato affettivo del dono capitatogli. Tutti i lavori saranno commentati e si chiederà alla fine se le considerazioni fatte sono state utili.

13 NOVEMBRE- GIORNATA MONDIALE DELLA GENTILEZZA

UN ATTO DI GENTILEZZA E’ LA MIGLIOR CAREZZA VERSO L’ALTRO

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A Novembre si celebra la Giornata Mondiale della Gentilezza. Vediamo come essere gentili innesca un circolo virtuoso, fa bene alla salute, crea un clima relazionale positivo e sereno.Vi è capitato che in un giorno di pioggia qualcuno vi abbia offerto un posto sotto l’ombrello, che qualcuno vi abbia ceduto un parcheggio, o il suo posto in fila al supermercato, sull’autobus, o che qualcuno, vi abbia  semplicemente sorriso? E così anche voi sarete stati gentili con degli sconosciuti, con il vostri partner, i vostri figli, un amico/a.

CICLO DI EMOZIONI POSITIVE DELLA GENTILEZZA 

Pensate a come vi siete sentiti quando qualcuno è stato gentile con voi e viceversa. Praticare e ricevere un atto di gentilezza innesca un ciclo di emozioni positive. Ci si sente sorpresi, grati, soddisfatti. Ci si apre alla comunicazione con gli altri accorciando così le distanze emotive. Non a caso quando siamo gentili gli uni con gli altri, ci sentiamo “collegati”. Essere gentili ci permette così di entrare in empatia con il nostro interlocutore ed è un antidoto contro atteggiamenti aggressivi e di rabbia. Può risultare più facile attaccare una persona sgarbata, ma è decisamente più difficile farlo con una persona cordiale.

EFFETTI POSITIVI DELLA GENTILEZZA SULLA NOSTRA SALUTE PSICO-FISICA 

Secondo alcuni studi chi ha un atteggiamento rabbioso e aggressivo è a maggior rischio di infarto e ictus. Ciò che influisce negativamente sulla nostra salute non è il sentirsi arrabbiati (ricordiamo che la rabbia è un’emozione universale, che spesso fa paura, ma è anche fonte di energia e possibilità di cambiamento), ma piuttosto covare rancore per gli altri, ovvero non esprimerla. Al contrario durante un’esperienza positiva l’attività dei neurotrasmettitori ha un’impennata, si ha una produzione maggiore di endorfine. Grazie ad un’ aumento delle endorfine i muscoli si rilassano, aumenta il buon umore e la pressione sanguigna si abbassa.

EFFETTI POSITIVI DELLA GENTILEZZA SULLE RELAZIONI INTERPERSONALI E A LIVELLO SOCIALE 

Nelle città frenetiche di tutto il mondo è sempre più difficile praticare atti di gentilezza verso gli altri, però quando questo accade diventa contagioso. Proprio come una pietra che gettata in uno stagno crea un susseguirsi di onde sulla superficie dell’acqua, l’atto di gentilezza si estende verso l’esterno toccando la vita degli altri e fornendo un modello da seguire a chi ci sta intorno.

Wall of Kindness “I muri della gentilezza per chi è in difficoltà. Se ti serve prendilo”E’ proprio questo è successo in Iran nel 2015 dove sono stati creati i “Wall of kindness” ovvero dei muri dove le persone che vivevano in strada, tra tra cui anche donne e bambini, potevano prendere indumenti e scarpe.

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In seguito sono stati istituiti muri della gentilezza anche a Roma, Parma, Firenze e Bologna.

Cominciate oggi e continuate per sempre ad essere gentili con gli altri mettendo in atto questi comportamenti:

  1. Sorridi  
  2. Saluta anche chi non conosci 
  3. Chiedi alle persone come stanno  
  4. Ascolta con attenzione e interesse 
  5. Offri il tuo aiuto  
  6. Impara la condivisione  

Psicologia e vita quotidiana: quando andare dallo psicologo!?

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Ad ognuno di noi, sarà capitato e forse sta capitando proprio adesso di sentirsi confuso, preoccupato, appesantito per alcune situazioni di vita che rappresentano una fonte di disagio.
Per un ragazzo potrà essere l’ansia di non riuscire bene a scuola, di non trovare nuovi amici, di non essere accettato dal gruppo dei pari; per un genitore potrà essere la preoccupazione per il proprio figlio adolescente con cui capita spesso di scontrarsi, i cui comportamenti non sempre sono comprensibili. Per qualcun altro che legge ora potrà essere una difficoltà coniugale, problemi a lavoro, una separazione dal partner, diventare genitori dei propri genitori, affrontare malattie inaspettate o lutti, insomma situazioni di sofferenza che sembrano non risolversi e rimanere sospese nella vita di ognuno. E’ come se ci si sentisse aggrovigliati in una matassa senza riuscire a trovarne il bandolo. L’immagine di apertura rappresenta proprio questo. E’ pur vero però che ad un certo punto si può decidere di cambiare o semplicemente di voler porre fine a ciò che è causa del nostro disagio e della nostra sofferenza. Quando succede questo la consulenza psicologica rappresenta uno spazio in cui, con l’aiuto di un professionista, si può cominciare a guardare ciò che è sospeso e sembra non trovare soluzione nella propria vita. Così quello che sembrava, un peso, un groviglio, una via senza uscita diventa la matassa da dipanare, si trova il fil rouge dando spazio ai propri pensieri e sentimenti ed esplorandoli con coraggio e autenticità. La consulenza psicologica aiuta ad acquisire fiducia nelle proprie capacità e risorse per affrontare anche le situazioni più dure, in altri casi si scoprono risorse che fino ad allora non si era immaginato di avere. Si comincia così a mettere in atto comportamenti nuovi, a giocare con sé stessi e a vivere i propri limiti anche come risorse. Un nuovo sguardo sulla vita diventa possibile.

Buona vita a tutti!!!