Figli adolescenti sereni a scuola

Figli adolescenti sereni a scuola

Figli a scuola: quali segnali di allarme

Vomito, mal di pancia, mal di testa, difficoltà a dormire, cambiamenti repentini di umore. Era così bravo/a a scuola e adesso fa molte assenze e non vuole andarci. A volte ciò succede perché i ragazzi vivono la scuola come un banco di prova in cui dimostrare quanto valgono. Perciò l’ansia che sentono è legata alla prestazione scolastica.

Come mai succede questo?

In alcune situazioni ciò risale all’atteggiamento dei genitori. Quando infatti in famiglia si dà molta importanza alla performance scolastica, trascurando la dimensione relazionale, può succedere che il ragazzo o la ragazza si facciano prendere dall’ansia di prestazione. Oppure può risalire al senso di insicurezza e ad una bassa autostima rispetto alla capacità di superare in maniera efficace le situazioni che vengono vissute come difficili   o i periodi che richiedono un impegno intenso e prolungato.

Adolescenza: desideri in contraddizione

Crescere significa esporsi a eventuali insuccessi e anche rendersi autonomi dai propri genitori, individuarsi, scoprirsi nelle proprie risorse e capacità mettendosi alla prova. Ci sono adolescenti che pur desiderando l’autonomia allo stesso tempo hanno paura dell’insuccesso, di non farcela a superare le sfide che la vita scolastica pone. Di fronte a questa fase evolutiva dei figli alcuni genitori possono non essere pronti a lasciare spazio e a sostenere nelle stesso tempo. A volte pensano che aiutare sia, fare al posto loro o trovare soluzione per loro.

Ci sono dei figli che cercano di farsi amare per i loro successi scolastici, dimostrando di essere bravi, capaci. In alcuni adolescenti fragili, troppa pressione può avere serie conseguenze, dall’uso di droghe all’abbandono scolastico. A volte possono lanciare dei segnali. Ad esempio, pur ottenendo ottimi risultati dicono di non farcela. Questo può voler dire che stanno facendo grossi sforzi per non tradire l’immagine di alunno/a modello che si aveva di sé.

A volte i genitori ripongono nella carriera scolastica dei figli delle aspettative sociali, di riuscire là dove loro non erano riusciti. Una missione implicita, spesso pesante da sostenere. L’ansia di riuscire affligge coloro che ereditano situazioni professionali solide e importanti. Hanno il dovere di continuare la dinastia professionale e vivono nell’incubo di non essere all’altezza.

Genitori: cosa fare?

Quando il divario tra le aspirazioni profonde dei figli e le ambizioni dei genitori diventa troppo grande, è il momento per i genitori di fare un passo indietro e di mandare al figlio il messaggio che lo si ama per com’è e non per le sue ottime prestazioni scolastiche. Può essere il momento di mandare al proprio figlio il messaggio che i genitori credono in lui e lo aiutano a vedere le sue abilità sostenendolo nella sua individualità. Solo in questo modo la scuola può essere vissuta come momento di crescita e non come un terribile banco di prova.

Come sostenere i propri figli nel percorso scolastico:

  1. Dare fiducia agli insegnanti: la preparazione e l’esperienza li rendono capaci di valutare le situazioni in modo adeguato. Inoltre sono osservatori attenti, capaci di cogliere dei segnali importanti. Certo, possono anche sbagliare, ma bisogna dar loro tempo prima di criticare. Evitare i commenti davanti ai propri figli.
  2. Dare importanza al processo, non solo al risultato: valutare il reale impegno dei propri figli. Se è elevato anche una sufficienza in una materia ostica va bene.
  3. Evitare di farli sentire in colpa: essere bravi a scuola non può diventare un banco di prova. L’amore deve essere indipendente dalle prestazioni e dai risultati ottenuti.
  4. Circoscrivere l’insuccesso: prendere un brutto voto non significa non essere in grado di comprendere una materia, piuttosto è un ostacolo lungo il percorso. Occorre metterci impegno e coraggio per superare le difficoltà.
  5. Non avere aspettative sui propri figli: accettare che prendano una strada diversa da quella desiderata o pensata per loro, diversa da quella di famiglia.
  6. Incoraggiare: aiutarli a capire che lo studio non è una prestazione, ma una grande opportunità di crescita personale e di conoscenza.

IL REGALO DI NATALE

Il regalo di Natale

Ci siamo…strade illuminate, alberi di natale, ghirlande, panettoni negli scaffali dei supermercati. Uno scintillio di colori oro, rosso addobba le case, le strade, le città. Per ricordarci che è Natale e quindi è tempo di preoccuparsi per i regali e soprattutto fare regali. Comincia la corsa per terminare di fare acquisti in tempo. E allora lo shopping diventa un corsa all’ultimo acquisto.

In questo modo può diventare più che una cosa piacevole un obbligo detestabile.

Quale il suo valore sociale?

Fare doni riveste un valore sociale. Alla base del dono c’è lo scambio che il fondamento di alcune società.

Marcel Mauss, un antropologo francese, ha individuato una regola fondamentale nello scambio: un triplo obbligo che consiste nel donare, ricevere e rendere. Questa regola permette di stabilire e mantenere relazioni sociali, in tutte le società.

Il dono può essere anche uno strumento di potere, a volte, può essere impossibile rendere ciò che abbiamo ricevuto, ritrovandoci ad essere eternamente debitori, a meno che non rifiutiamo di accettarlo. Si può considerare il Natale come un rito collettivo. Non tutti lo vivono con spirito religioso eppure celebrando questa festa esprimiamo l’appartenenza e la comunione con le nostre famiglie ad esempio. D’altra parte l’isolamento e la solitudine in questo periodo sembrano insopportabili.

UN PIACERE

Ricevere un regalo gradito ci riempie di GIOIA. Questo anche perché a livello cerebrale il piacere di ricevere un dono corrisponde ad un maggiore rilascio di dopamina nel cervello rettiliano. Il piacere è legato anche all’attesa, cioè alle tensione che precede la “ricompensa”. Quindi si può affermare che il piacere provato quando si riceve un regalo è dovuto all’attivazione della via cerebrale deputata al piacere.

UN’EMOZIONE

La realtà è molto più complessa e infatti il piacere è spesso mescolato alla gioia, alla felicità. Sicuramente la felicità ha bisogno di piacere per esprimersi ma anche dell’idea che ne abbiamo e delle esperienze che l’hanno costruita, tra cui c’è sicuramente l’esperienza di ricevere un dono.

UN SIGNIFICATO RELAZIONALE

Il regalo su un piano relazionale può rappresentare un modo per individuare ed esprimere i bisogni dell’altro. Ricevere un regalo azzeccato o qualcosa che si desiderava può farci sentire accolti nei nostri bisogni e desideri dall’altro.

UN GIOCO PER NATALE (se non avete ricevuto un regalo azzeccato)

Formate un gruppo di min 5 e max 20 persone con un conduttore. Ogni partecipante dovrebbe pensare al regalo di Natale o al regalo per la prossima ricorrenza. Annota su un foglio anonimo quello che ha pensato. Si mettono in fogli in un’urna e poi a caso si ridistribuiscono tra i partecipanti. Ciascuno dopo aver letto attentamente il biglietto ricevuto potrà fare le sue personali considerazioni sul regalo facendo attenzione soprattutto al significato affettivo del dono capitatogli. Tutti i lavori saranno commentati e si chiederà alla fine se le considerazioni fatte sono state utili.